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Modelli mentali e nuove tecnologie: interrelazioni didattiche |
| Autore: Andrea Varani Titolo rivista: Anno e N°: ...... Casa Editrice:. Luogo: |
| SOMMARIO: - |
Spesso ci capita di dire che un allievo “non studia” o “non sa studiare”.
Ma siamo realmente consapevoli di “cosa implica lo studiare” ?
Può succedere di confondere il pensare e lo studiare;
da una parte credere che nello
studio non ci sia il pensiero, dall’altra ritenere che lo studiare
sia il vero e proprio pensare. Interrogarsi sui rapporti che intercorrono
tra il pensiero e lo studio può essere utile per interpretare meglio le
cose che succedono tutti i giorni in classe e riqualificare la didattica
quotidiana attraverso due ambiti solo apparentemente fra loro distanti:
l’assunzione di un atteggiamento metacognitivo e l’utilizzo consapevole
delle potenzialità che le tecnologie dell’informazione e della
comunicazione (TIC) ci offrono. Studiare è un’azione complessa che coinvolge la sfera
della produzione e della comprensione e presuppone la combinazione di
diverse operazioni fisiche e mentali: leggere, ascoltare, osservare,
prestare attenzione, associare, interpretare, ragionare, riflettere,
memorizzare... Ma queste azioni le possiamo esplicare anche quando non
studiamo, per esempio quando leggiamo per puro svago; ciò che le trasforma
in un insieme superiore alla loro somma e le distingue dal normale
pensiero è la consapevolezza e la volontà di finalizzarle ad uno scopo.
Questa consapevolezza e questa volontà sono il prodotto della pressione
psicologica, morale, economica che il contesto esprime nei confronti
dell’individuo, trasformando lo studio, di fatto, in un processo
sociale. Il processo di
formazione/apprendimento, quindi, è oggi visto come una co-costruzione tra menti che
si integrano, ma come gestire questa complessità? Per realizzare questo
processo occorrono strumenti
che considerano il pensiero nelle sue molteplici dimensioni, cognitiva,
affettivo-relazionale e iconico-immaginifica, che si esprimono nelle
diverse competenze che caratterizzano ogni individuo.
Questi strumenti sono da un lato le “teorie della mente” elaborate dalle
nuove scienze cognitive e, dall’altro, gli ambienti di apprendimento
forniti dalla TIC. La mente costruisce forme di conoscenze organizzate
attraverso processi cognitivi strutturati, un insieme integrato di
elementi coesi, un’interpretazione, o teoria, a suo modo coerente della
realtà a cui noi ci affidiamo per spiegarci il mondo attraverso
anticipazioni, ipotesi, problemi, decisioni. Attraverso tale processo si
costruiscono modelli mentali
per ogni genere di realtà attraverso un processo di astrazione sulle
regolarità degli eventi esperiti e contestualizzati. Rendere espliciti e
visibili tali processi attraverso modelli formalizzati (Frame, script,
mappe concettuali, ecc.) consente di osservarli e analizzarli, aumentando
la consapevolezza del proprio studio. Come il bambino concentra la sua
attenzione sulle sue mani per meglio controllarle in un’azione complessa,
così lo studente può cercare di dominare e governare le sue azioni
mentali. Attraverso l’applicazione didattica di tali modelli, quindi, è
più facile superare i limiti tradizionali della trasmissione delle conoscenze, a
favore di un’acquisizione delle competenze più profonde, quelle
metacognitive. Parallelamente allo sviluppo delle scienze cognitive
e alle ipotesi sul funzionamento della mente, nell’ultimo decennio
l’evoluzione tecnologica ha prodotto strumenti di comunicazione
assolutamente inediti. La frammentazione di contenuti complessi in
concetti più semplici, imposta dalla struttura reticolare di ipermedia e
reti, avvicina le attuali forme di trasmissione della conoscenza alle
nostre spontanee routine di pensiero, consentendo percorsi di
apprendimento più personalizzati e facilitando la nostra personale
rielaborazione. La comunicazione multimediale digitalizzata (immagini,
suoni, animazioni), ha alzato enormemente il coinvolgimento emotivo
dell’utente, ricucendo la frattura fra ragione ed emozione e
consentendogli anche un
approccio più libero rispetto ai due fondamentali stili cognitivi:
visuale-olistico e testuale-analitico. Si creano così, di fatto, ambienti
di apprendimento che incorporano ed enfatizzano le strutture reticolari e
complesse, razionali ed emotive, che caratterizzano i processi cognitivi;
processi che, attraverso l’interattività, assumono forma esplicita
diventando più facilmente osservabili, registrabili e
analizzabili. Ecco allora che, se i modelli
mentali possono essere utili strumenti interpretativi dei significati che
gli esseri umani attribuiscono ai loro saperi e delle procedure mentali
messe in atto per apprenderli, le nuove tecnologie, se usate in modo
intelligente e attivo, possono diventare ambienti facilitatori ed
enfatizzatori di tali potenzialità metacognitive. Dei “regolatori di
attenzione”, che incoraggino gli allievi a rendersi conto loro stessi
dell’importanza di riconoscere i propri meccanismi mentali, valorizzandoli
e utilizzandoli consapevolmente nelle circostanze più idonee. L’effetto
sinergico di ipertestualità, multimedialità, interattività e
metacognizione può produrre così una potente miscela in grado di
facilitare e potenziare i processi di apprendimento. Costruire la
conoscenza consapevole a scuola implica, quindi, una rivisitazione di
percorsi didattici, integrando fra loro, in un’ottica di complessità
reticolare, tre ambiti diversi ma compresenti: Occorre quindi rilanciarsi a realizzare percorsi,
quelli della routine scolastica quotidiana, ma nelle vesti di consapevoli
esperti. Questa necessità, sempre presente nell’attività scolastica, è
oggi resa ancora più impellente dallo sviluppo ormai impetuoso e invasivo
delle nuove tecnologie informatiche, che modificano il quadro complessivo
della trasmissione e della formazione delle conoscenze e hanno un
oggettivo effetto di accelerazione sociale dei processi cognitivi.
Un’accelerazione che procede, però, a diverse velocità: nella società e
nell’ambito lavorativo a ritmi estremamente accelerati, nella famiglia in
modo disomogeneo “a macchia
di leopardo” per aree geografiche e stratificazioni sociali, nella scuola
con progressione più lenta. Compito della scuola è inserirsi pienamente in questo processo,
riconquistando il suo ruolo e riportando al suo interno ciò che rischia
di sfuggirle, dando senso e
valenza didattica e formativa ai nuovi strumenti della
comunicazione. Dal momento che questa area di incroci
di domini è un terreno di
frontiera, l’approccio è quello di esplorarlo con le modalità della ricerca-azione, attraverso forme
di cooperazione, di messa in gioco della propria esperienza quotidiana, in
un apporto collaborativo e cooperativo delle competenze delle singole
persone. Da qui la scelta di privilegiare il lavoro in gruppo, sia di
studenti che di docenti, quale “laboratorio” mentale e tecnologico di
trasmissione reticolare di conoscenze. Laboratorio nel quale cominciare a
dare risposta a due domande sempre più presenti nel nostro fare scuola:
·
come e in che
misura l’uso intrecciato degli strumenti tradizionali (testi e
comunicazione verbale), delle nuove tecnologie e dei modelli mentali
riesce a esprimere sinergie in grado di accelerare, facilitare e
consolidare nel tempo l’apprendimento? · in che modo questi strumenti, se usati in modo consapevole e non passivo, possono favorire un’analisi dei propri processi mentali, aiutando a sviluppare competenze metacognitive?
Partendo dalla consapevolezza che il processo didattico, si modula e si sviluppa tra individui co-costruttori di saperi reciproci. “L’apprendimento, come sostiene Bruner, è, tra l’altro, un processo interattivo in cui le persone imparano l’una dall’altra, e non solo attraverso il narrare e il mostrare; è nella natura delle culture umane formare comunità in cui l’apprendimento è frutto di uno scambio reciproco”. I Modelli Mentali
Lo Script (Schank e Abelson 1977,
Nelson 1986) formalizza eventi routinari e finalizzati ad uno scopo, e li memorizza
sulla base dell'esperienza reale; è utile per la conoscenza della vita
quotidiana e per l'elaborazione delle categorie concettuali del
pensiero. Questi “schemi di base” costituiscono le
prime forme di organizzazione socio-culturale dell’individuo e tale
organizzazione influenza la costruzione delle conoscenze concettuali, i
Frame. Il Frame (Piaget 1979, Nelson 1982,1986)
considera le conoscenze che
ruotano attorno ad un concetto,
la cui organizzazione attribuisce significati diversi alle
conoscenze possedute dall’individuo. Il Frame Cognitivo interconnette sia
le conoscenze autobiografiche sia di quelle scientifico-professionali.
L’organizzazione degli Script e dei Frame influenza sia la percezione sia la costruzione di altre conoscenze, poiché essi fungono da guida alle informazioni in arrivo. Lo sviluppo cognitivo si fonda su questi schemi primordiali che si integrano fra loro fornendo repertori di avvenimenti e comportamenti. L’insieme di questi elementi determina il costituirsi dei nostri schemi o mappe mentali, consentendoci un’attribuzione di senso alla realtà attraverso modelli interpretativi. *
Docente di Psicologia – Supervisore presso Università Bicocca di
Milano Bibliografia |